Il partito di Adinolfi torna a sostenere che i gay sarebbero dei potenziali assassini a causa del loro orientamento sessuale



L'orientamento sessuale renderebbe i gay degli assassini ed è per questo che bisognerebbe vietare loro l'adozione. È quanto asserisce il partito di Mario Adinolfi nell'ennesimo proclamo orientato a creare odio contro quel gruppo sociale che il loro leader esige sia ritenuto inferiore a lui e alle sue due mogli. In un testo da denuncia, troviamo un bieco tentativo di strumentalizzare tre omicidi:

C’è una sottile linea che unisce Roma, Aversa e Modena, che unisce centro, sud e nord, che unisce Luca, Vincenzo e Leo, che unisce un ragazzo di 23 anni, uno di 25 e uno di 20. E’ una linea chiamata orrore. Il principale argomento che si usa contro la famiglia è quello che la ‘Famiglia del Mulino Bianco’ non esiste più, che nelle famiglie che si definiscono ‘normali’ succedono “le peggio cose”, che è giusto dare in adozione i bambini alle coppie formate da persone dello stesso sesso perché nelle ‘famiglie eterosessuali’ si commettono violenze, tradimenti, nefandezze di ogni genere. Premettendo che in famiglia, come in ogni altro ambito umano è possibile che accadano misfatti, atrocità, crimini, è certo che, soprattutto negli ultimi tempi, quando questi stessi avvenimenti hanno luogo in contesti che si trovano diametralmente opposti al ‘Mulino Bianco’, le notizie seguono un corso diverso, le parole assumono un peso diverso, le dinamiche si muovono secondo schemi diversi.
Per non dimenticare: Luca è stato scelto a caso in strada, è stato drogato con bevande alcoliche e psicofarmaci, denudato, è stato violentato da persone del suo stesso sesso, è stato affettato come fosse pane e finito con 100 tra coltellate e martellate, per vedere come moriva e l'effetto che faceva. Poi si è provato a ripulire il luogo della mattanza e si è buttato il telefonino nella spazzatura nel tentativo di cancellare le prove.
Per non dimenticare: Vincenzo, ritenuto reo di avere una storia con una persona del suo stesso sesso, che a sua volta aveva una relazione con il presunto omicida, è stato ucciso probabilmente con due colpi di pistola tra torace e addome, sicuramente fatto a pezzi, in parte bruciato con l'acido, testa, braccio e frammenti ossei buttati in un pozzo, il resto cementato nel pavimento di un autolavaggio.
Per non dimenticare: Leo è stato raggiunto a casa da ragazzini minorenni del suo stesso sesso, perché minacciava di far vedere alcune foto se uno dei ragazzini non avesse accettato di avere rapporti omosessuali con lui. Soffocato con un sacchetto di plastica attorno alla testa, il corpo è stato chiuso in una valigia.

Tra generazioni, falsificazioni e strumentalizzazioni (condite dal solito tentativo di mettere parole mai dette nella bocca delle proprie vittime), è tra i commenti che l'autore di quell'ignobile testo aggiunge pure:

[L'orientamento sessuale degli assassini] è rilevante eccome. Se l'efferetazza dei crimini è legata alla morbosità del rapporto non può non esserlo. Il post muove poi da un assunto: del delitto di Cogne se n'è scritto, letto e parlato per anni, ci hanno descritto la mamma assassina, abbiamo vissuto l'attesa di scoprire quale nuovo plastico ci presentasse uno degli innumerevoli speciali di Vespa, hanno definito il verso delle macchie di sangue sul pigiama. Dell'omicida Parolisi conosciamo i parenti fino alla settima generazione, stessa cosa dicasi per i talk show su Yara Gambirasio, Sarà Scazzi, Roberta Ragusa. Etere intasato, fiumi di inchiostro, social presi d'assalto. 'Magicamente' invece omicidi degni del mostro di Rostov non suscitano il morboso interesse dell'obiettivo, vengono raccontati per poco tempo, se rapportato ai crimini che ho ricordato, non vengono passate al microscopio le vite di amanti, conoscenti, parenti e affini.

Insomma, esisterebbe un oscuro complotto che impedirebbe ai media di poter raccontare che i gay sarebbero assassini per natura dato che i loro rapporti e i loro affetti sarebbero «morbosi» secondo l'insindacabile condanna del loro leader. Prosegue dunque il tentativo di creare odio e paura a danno di un intero gruppo sociale, a loro sgradito semplicemente perché ha la "colpa" di amare contro i loro dogmi.
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