La setta degli adinolfiniani, il loro duce e le loro ambizioni dittatoriali



«Buoni 71, cattivi 180: ecco i nomi di chi ha votato pro eutanasia». Così il sito di riferimento per i miliziani di Mario Adinolfi introduce una lista di proscrizione contro tutti quei politici che hanno votato a favore della legge sul fine vita. E se le DAT non sono certo una forma di eutanasia, purtroppo sappiamo ormai fin troppo bene come la falsificazione e lo spergiuro siano parte fondante della propaganda di stampo adinolfiniano.
Più comico è come il gruppo di fondamentalisti arrivi a parlare di «lutto nazionale» dinnanzi ad una norma che si limita a garantire il diritto di scelta anche contro il volere chi vorrebbe imporre un accanimento terapeutico capace di infliggere inutili agonie agli altri contro il loro volere.
Dato che la libertà personale appare come una minaccia per chi ha ambizioni dittatoriali, non stupisce come quella gente paia sempre più infastidita da qualunque norma minacci l'egemonia di chi vorrebbe poter muovere gli altri come se fossero marionette. Il tutto, ovviamente, solo una volta premesso che chi impone quelle regole dev'essere il primo ad esserne escluso (come ci spiegano quegli integralisti che imponevano il burqa mentre loro se ne andavano in barca circondati da ragazze in bikini o quel divorziato Adinolfi che diceva di voler vietare il divorzio altrui).

Tanta confusione viene ostentata tra i commenti. Qualcuno azzarda frasi come: «Se la stessa legge l'avessero dovuta votare per i cani sarebbero scesi in piazza pur di non farla approvare». Peccato che chi vuole bene ad un cane probabilmente propenderà per la soppressione se l'animale soffre e non può essere guarito.
Un altro punta al misticismo sostenendo che un accanimento terapeutico e il tentativo di impedire una morte naturale sarebbero il volere di Dio: «Loro possono approvare tutto ciò che vogliono. Oramai il mondo è depravato ma noi abbiamo tutti la nostra vita ne faremo un capolavoro con tutte le sofferenze che porta in sé. Signore pietà di quelli che non hanno misericordia e si ergono a giudici ognuno della propria vita deve decidere lui».
Indicando in Adinolfi la soluzione per una consacrazione dell'omofobia, del sessismo e della xenofobia, un suo proselito azzarda: «Questo governo conclude il suo operato di distruzione della società e della famiglia. Peccato per lo Ius soli!». Interessante è come i loro slogan siano ripetuti a casaccio, arrivando ad usarli persino per sostenere che il divieto alla scelta o il negare la cittadinanza ai bambini possa evitare una non precisata «distruzione» della famiglia.
La rabbia non manca di colpire una Chirsa che loro sostengono dovrebbe impedire la laicità dello stato: «Ringraziamo sentitamente gli pseudocattolici di tutti gli schieramenti politici! Ringraziamo inoltre la Chievsa Cattolica che si e'battuta contro questa legge con un coraggio tra il Don Abbondio e Ponzio Pilato!». E tutto questo per chiedere sua fatta la volontà di Adinolfi, contro quella di Dio e di rischia di aggiungersi alla lunga lista delle sue vittime.
Nel leggere simili frasi, l'impressione è quella di trovarsi dinnanzi a persone che non sanno che nessuno toglierà loro un solo attimo di agonia se chiederanno di essere messi nella condizione di soffrire il più a lungo possibile. L'unica variante è che a nessuno potranno essere inflitti degli accanimenti terapeutici contro il loro volere anche se Adinolfi vorrebbe vederli soffrire il più a lungo possibile.

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