Gli integralisti riesumano Tempi



Con il numero 42 del 19 ottobre scorso, il settimanale Tempi ha interrotto le pubblicazioni dopo che la editrice Etd Digital ha deciso la messa in liquidazione della società per la mancanza di prospettive.
Ma dato che in Italia il definirsi "cattolico" spalanca spesso dei portoni, il settimanale ciellino ha già riattivato le rotative, seppur in una nuova formulazione ridimensionata e riservata ai soli abbonati.
Lo scorso 14 dicembre, i cinque dipendenti Emanuele Boffi, Rodolfo Casadei, Caterina Giojelli, Leone Grotti e Pietro Piccinini hanno costituito la cooperativa Contrattempi che ha assunto la proprietà temporanea del mensile. A proseguire la loro collaborazione saranno anche Luigi Amicone, Guido Clericetti, Pippo Corigliano, Marina Corradi, Renato Farina, Simone Fortunato, Alfredo Mantovano, Roberto Perrone e Aldo Trento.
A spiegarci come la linea di attacco alla società e ai diritti civili resterà invariata è l'ampio spazio che il primo numero edito dalla nuova cordata ha dedicato a Massimo Gandolfini a alle sue indicazioni di voto: chi crede in Dio deve votare a destra, molto a destra o la Madonna piange.
Sarà riattivata anche la pubblicazione di articoli sul web, in quel sito che "vanta" un nutrito archivio di articoli di inaudita ferocia contro interi gruppi sociali (scemati nel numero con il declino della testata, anche a fronte dell'esodo dei loro integralisti di punta come quella Benedetta Frigerio che ha deciso di transitatare alla corte di Cascioli).

Di certo non fa presupporre bene il fatto che tra i nuovi proprietari ci siano personaggi come quel Rodolfo Casadei che si professava «discriminato dalla Chiesa perché non faccio sesso con i miei amici» o che sosteneva che è «per vocazione» che le donne facciano lavori meno pagati dell'uomo.
Oppure che dire di come si vantino di avere tra le loro firme anche quel Renato Farina che la stampa ribattezzò agente "Betulla", dimessosi dall'Ordine dei giornalisti nel 2007 in modo da anticipare la sua radiazione dall'albo a causa dei suoi rapporti con i servizi segreti del Sismi e per il suo coinvolgimento nella vicenda di Abu Omar. Quello stratagemma gli permise di farsi annullare la radiazione dalla Corte di Cassazione perché, essendosi dimesso e non facendo più parte dell'albo, non poteva essere espulso. Farina ha comunque continuato a scrivere per Libero sotto lo pseudonimo Dreyfus, firmando anche gli articoli che diedero vita al caso Sallusti e alla condanna per diffamazione dell'allora direttore di Libero.
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