L'Omocausto e i convegni del giurista che diedero il via allo sterminio nazista dei gay



Ricorre oggi la Giornata della Memoria, la manifestazione internazionale dedicata a mantenere viva la testimonianza di ciò che fu l'Olocauto. Perché quando qualcuno inizia a raccontare che lui si sente migliore degli altri per presunto diritto di nascita o quando racconta che il prossimo dev'essere ritenuto una "minaccia", è la storia a raccontarci quale sarà l'inevitabile epilogo.

Il nazismo non nacque con le camere a gas. Fu un movimento che prometteva libertà, democrazia, un ritorno ai valori tradizionali, libertà d'espressione, il rispetto per gli anziani, la difesa della vita privata e uno spiccato orgoglio nazionale. Nel 1933 il partito nazista arrivò al potere attraverso regolari elezioni e il pieno appoggio da parte del popolo tedesco.
Solo gli ebrei vennero sin da subito individuati come un comodo capro espiatorio collettivo che avrebbe permesso di poter scaricare su di loro ogni colpa o rancore del popolo.
Nel giugno del 1934, Hitler indusse il Presidente Hindenburg ad accordare al governo poteri assoluti. Venne anche aperto il primo campo di concentramento, situato a Dachau, nei pressi di Monaco.
Tra il 1934 e il 1935, 150 comandanti delle SS vennero uccisi dai cosiddetti Vendicatori di Rohm, legati alla comunità gay tedesca. Si presume che fu in quel momento in cui Hitler decise di perseguitare anche gli omosessuali, individuati come un rischio per la sua incolumità.
Nel 1943 fu il giurista Rudolf Klare, vicino ad Himmler, ad organizzare un convegno su "Omosessualità e diritto penale" in cui auspicava un aggravamento delle sanzioni a carico dei gay attraverso il loro sterminio fisico.
Mentre le SS iniziarono a stilare liste di tutti gli omosessuali conosciuti dalle autorità, è all'inizio del 1934 che i primi deportati gay furono condotti nel campo di Fuhlsbuttel.
Il 24 ottobre venne organizzato uno speciale dipartimento per combattere aborto e omosessualità, mentre il 22 maggio del 1935 il giornale delle SS, Das Schwarze Korps, chiese la pena di morte per tutti gli omosessuali maschi.
Insomma, dal primo convegno del giurista si passò per lo sfruttamento della condanna populista all'aborto sino ad arrivare a invocare uno sterminio sistematico di un intero gruppo sociale reso vittima della propaganda (a voi ogni possibile parallelismo con la cronaca attuale).
Il Il 28 giugno 1935 Hitler modificò il Paragrafo 175 che criminalizzava l'omosessualità, disponendo che qualunque accenno scritto o verbale a pratiche omosessuali dovesse comportare sei mesi di carcere e la successiva deportazione in un campo di concentramento a scopi «rieducativi». Agli occhi della popolazione, si trattava di un atto a favore dei gay che così sarebbero potuti essere uniformati alla maggioranza eterosessuale, magari rendendosi pure utili nella produzione di quei bambini che servivano per far guerra al nemico.
Non si conosce il numero esatto di omosessuali uccisi dal nazismo. Il 29 febbraio del 1940, Himmler si vantò di averne sterminati un milione: «Oggi gli omosessuali sono ancora forti di ben mezzo milione di uomini, ma nel 1933 c'erano più di un milione e mezzo di iscritti nelle varie associazioni di omosessuali», disse.
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