Pillon attacca Adinolfi, vantandosi di come i suoi politici impongano crocefissi e promuovano le discriminazioni



Prosegue la lite a distanza tra Mario Adinolfi e Simone Pillon, con il primo che ambisce ad una poltrona e il secondo che punta sull'uso di «persone sicure» che avrebbero firmato impegni politici in cambio del loro appoggio.
Pillon lamenta che Adinolfi lo abbia indicato come «appartenente alle mafie cattoliche vendute» e che «non è la prima volta che Mario usando il suo profilo o quello della moglie mi dedica le sue attenzioni particolari». Poi, rivolgendosi all'altro integralista, aggiunge: «Mi permetto poi di farti notare che il gioco d'azzardo, contrariamente a quanto scrivi, non è un hobby, ma un vizio, che son sicuro tu abbia da tempo lasciato e dal quale non tragga più alcun sostentamento».

Ben più grave è come aggiunga:

Gli esempi non sono mancati e le scorse elezioni amministrative ne sono state plastica dimostrazione: la strategia che con gli amici del Comitato abbiamo costruito ha portato ad eleggere numerosi sindaci e consiglieri e assessori scelti tra i nostri attivisti locali o comunque provenienti dalla nostra sensibilità valoriale.
Siccome nessuno è fesso, abbiamo chiesto e ottenuto impegni scritti e persone sicure.
I risultati sono stati eccezionali.
Pensa a Verona (4 consiglieri e il sindaco) o a Piacenza o a Genova o Sesto San Giovanni o molte altre realtà più piccole come Deruta o Todi, dove ho attivamente fatto pressioni perché al ballottaggio il centrodestra si riunisse alla Lega vincendo poi per poche decine di voti.
Abbiamo contribuito a costruire una rete di oltre 60 amministratori locali eletti dopo aver firmato i nostri manifesti valoriali.
Abbiamo anche cominciato a collaborare strettamente con le amministrazioni già elette, aprendo canali di grande sinergia.
Stiamo cambiando l'italia dal basso e i comuni sono diventati banco di prova delle nostre iniziative, come ad esempio Sesto che è uscito dalla rete Ready o il sindaco di Genova che ha riportato il crocifisso in aula consiliare o Todi che sta cacciando i libricini gender dalla biblioteca per ragazzi o Perugia che ha tolto il patrocinio al gaypride.
Pensa anche ad amministrazioni regionali come Lombardia e Liguria che con coraggio e convinzione portano avanti politiche familiari e antigender costruite con noi, come ad esempio lo sportello regionale profamily.

Insomma, la promozione della discriminazione e la sistematica censura dei testi sgraditi a Gandolfini sarebbe il frutto di impegni firmati da politici che lavorerebbero per conto dell'integralismo cattolico a danno della cittadinanza.

Pillon sostiene anche di essere stato lui a cacciare Renzi spostando «milioni di voti» in nome del loro odio contro i gay:

Grazie al nostro deciso impegno nel referendum costituzionale (secondo te il nostro impegno contro la riforma era atto di cretineria politica, ricordi?) abbiamo spostato milioni di voti (lo dice la Ghislieri) e contribuito in modo determinante al fallimento della riforma del nostro impianto costituzionale dettata dalle lobbies oltre ad anticipare la rovinosa caduta di quel Renzi che tu hai definito in mia presenza tuo amico.

È dunque guerra per accaparrarsi il maggior profitto possibile, sfruttando l'odio contro il prossimo come mezzo di promozione per politiche di estrema destra.
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