Provita: «Perché non consentire il matrimonio a una squadra di atleti che sia molto affiatata?»



Sappiamo tutti che dietro i proclami di Toni Brandi ci sia solo tanto odio e molo populismo. Eppure, se in eccesso di fiducia volessimo far finta di pensare che possa realmente credere in ciò che egli scrive, gli esiti sarebbero tragicomici.
La premessa è quella sua "onlus" con cui il forzanovista cerca di fomentare odio contro i gay attraverso una bieca strumentalizzazione di ogni singola notizia riguardi persone a lui sgradite. Un gay starnutisce? State pur certi che lui sarà lì pronto a spergiurare che quello starnuto sia la prova divina del fatto che i gay sono malati ed infettivi, motivo per cui bisognerebbe votate chi li vuole epurare come forma di «difesa». E se due amici si sposano per interesse, il 5 per mille che lo stato riconosce alla sua "onlus" viene usato per scrivere:

Matt Murphy, 83 anni, e Michael O'Sullivan, 58, si sono uniti in matrimonio, a Dublino.
Ma non si tratta di un “matrimonio” gay: Matt e Michael sono amici da 30 anni. Il più giovane fa da badante al più anziano, che non ha i mezzi per pagargli uno stipendio adeguato e quindi gli ha promesso in eredità la casa.
Ma –a conti fatti– le tasse di successione avrebbero divorato buona parte del lascito, quindi il matrimonio: tra “coniugi” non ci sono imposte da pagare.
Il Corriere riporta la notizia con una certa soddisfazione: come dire “ma guarda un po’ quanto è utile il matrimonio gay”.
A noi vien da fare una considerazione per spiegare ancora una volta perché il “matrimonio” tra due persone dello stesso sesso non è matrimonio, a prescindere dal fatto che queste intrattengano rapporti sessuali o solo amicali (come i nostri Matt e Michael), il che del resto non è verificabile (per fortuna).

Se chiamiamo “matrimonio” solo una convivenza, per quanto amorevole – allo scopo di eludere le imposte, tra l'altro – allora sarà matrimonio qualsiasi convivenza tra un numero qualsiasi di persone, per uno scopo qualsiasi: perché non consentire il “matrimonio” a una squadra di atleti che sia molto affiatata e che desideri restare tale?
Insomma, con tanti auguri a Matt e Michael, la loro storia sta a dimostrare quello che intendiamo quando diciamo che se si svincola l'idea del matrimonio dalla generatività, dalla complementarietà e dalla esclusività del vincolo, allora tutto può essere “matrimonio”, allora più niente è matrimonio.
L'istituto su cui si fonda da sempre la società umana è completamente annichilito.

Tra virgolette, insulti e un'immagine di apertura che raffigura i gay come scimpanzé, il signor Brandi pare sostenere che quando una 18enne sposa un ricco 90enne, non vi sia ombra di dubbio che lo faccia solo perché innamorata e interessata alla procreazione.
Il testo, peraltro, nega la loro stessa propaganda e l'attività di quella sua "onlus" che ha spergiurato per anni che ai gay non venisse sottratto nulla, ma ora riconosce che lo stato dilapiderebbe i loro averi perché solo alle famiglie eterosessuali è concesso ereditare, ovviamente anche caso di matrimoni di convenienza. E l'ipocrisia emerge in tutta la sua ferocia dinnanzi a chi cerca un caso specifico per strumentalizzarlo contro un gruppo, un po' come se si potesse citare il caso di Cogne per sostenere che alle donne dovrebbe essere vietato avere figli o c'è il rischio che possano ucciderli. Eppure Brandi viene messo nelle condizioni di poter sperperare denaro pubblico per ergersi a giudice supremo contro la vita e la dignità altruiattraverso tesi che farebbero rabbrividire un bambino di seconda elemenare.
E se lui pretende di poter sindacare contro gli affetti altrui, perché poi pretende che nessuno possa fare le pulci al suo eventuale "matrimonio" o sui molteplici riti matrimoniali dei suoi amichetti?

Tra i commenti, la loro redattrice Teresa Moro replica a chi fa notare l'assurdità delle loro tesi con il suo precisare che ad infastidurla non è il matrimonio di convenienza etero quanto il riconoscimento delle famiglie gay:

In primo luogo, anche se fosse che si è sempre sbagliato, non significa che sia lecito.
In seconda battuta, comunque, per quanto di comodo possa essere un matrimonio tra un uomo e una donna, almeno rispettavano il principio della diversità tra i sessi e – almeno in potenza, se l'età non era avanza – erano potenzialmente aperti alla generazione.

La tesi viene ribadita anche a firma della redazione:

Il matrimonio è sempre matrimonio purché la coppia sia astrattamente idonea a procreare: tant'è vero che se uno dei coniugi non vuole avere figli, l'altro può chiedere che sia dichiarata la nullità del matrimonio. Faccio presente che non viene “annullato” il matrimonio (che vorrebbe dire: c'era funzionava, ma lo cancelliamo), viene dichiarato nullo (che vuol dire: non era proprio esistente).

Peccato che il loro ripetere ossessivamente che il matrimonio debba essere ritenuto utile solo alla procreazione non cambia ciò che giuridicamente non è finalizzato a tale scopo (altrimenti esisterebbe un obbligo a far figli). E se la loro propaganda si fonda sul sostenere che l'eterosessualità sia sinonimo di procreazione, a smentirli è come il "matrimonio" del loro Gandolfini sia infecondo, eppure a loro va benissimo abbia potuto adottare figli che la natura gli aveva negato. Ma quando due gay possono offrire una casa ad un bambino, loro sbraitano che preferiscono sbattere il minore in un orfanotrofio pur di non riconoscere quella famiglia.
Tanto basta per osservare come dicano tutto e il contrario di tutto, ossessionati dal loro odio contro i gay ma a corto di "argomentazioni" per giustificarlo.

E dato che Provita si domandava «perché non consentire il matrimonio a una squadra di atleti che sia molto affiatata?», doveroso è fargli notare che se si tratta di una coppia formata da un uomo e una donna, quel matrimonio è già posdibile senza alcun obbligo alla procreazione. Quindi di che cosa stanno parlando?
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