Secondo il Secolo d'Italia, garantire il diritto ci libera circolazione anche ai gay sposato sarebbe «una follia»



È Il Secolo d'Italia, organo ufficiale di Fratelli d'Italia, ad attaccare la decisione dell'Avvocatura UE in merito al dovere di garantire il principio di libera circolazione anche ai cittadini gay sposati. Il titolo da loro scelto è eloquente: "L’ultima follia della Ue: I coniugi gay vanno riconosciuti anche dove la legge lo vieta".
Se non è un mistero che il patito di Giorgia Meloni abbia fatto dell'odio omotransofobico uno strumento di propaganda gradita ai neofascisti, andrebbe spiegato bene quale sarebbe la pretesa del loro partito. La rivendicazione più evidente che se Mario Adinolfi può viaggiare dove vuole con la certezza che il suo secondo matrimonio verrà riconosciuto come tale, proprio a causa di persone come Mario Adinolfi i cittadini gay tedeschi o spagnoli non potrebbero mai venire in Italia se non vogliono veder annullare o declassare ad una unione civile il loro matrimonio. La premessa, dunque, è che l'eterosessualità dovrebbe garantire maggiori privilegi civili in una palese negazione del diritto di pari dignità.
E se tale posizione appare già grave, nel caso specifico il giornale di Fratelli d'Italia difende uno stato che ha allontanato con la forza il coniuge di un suo cittadino, impedendogli l'ingresso nel territorio nazionale. In altre parole, siamo dinnanzi a chi dice che la mancata violenza e la mancata separazione forzata di alcune famiglie sarebbe una «una follia» in virtù di quanto a loro piaccia chi discrimina.
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