Silvana De Mari: «Le donne stuprate si paghino da sole l'aborto. I loro bambini ci avrebbero pagato le pensioni»



«Sono entrata nel Popolo della Famiglia per fare questo discorso sull'aborto. In nessun altra gruppo politico sarebbe stato possibile». È con queste parole che Silvana De Mari, attualmente indagata per i suoi d'odio, introduce il suo primo video di propaganda elettorale atta a conquistarsi una poltrona a spese della collettività da cui poter promuovere le teorie anti-scientifiche sulla supremazia degli europei o sul fatto che lei si dica convinta che l'omosessualità «sarebbe una scelta».
Più plausibile è il ritenere che la sua candidatura sia stata calcolata sin da quando ha cercato visibilità con i suoi feroci attacchi contro i diritti umani. E se l'ideologia di Adinolfi può essere riassunta con un «io, io, io!», quella della sua adepta appare assai affine con il suo «io voglio, io voglio, io voglio».

Il video-proclamo si apre con una strizzata d'occhio ai complottisti, sostenendo che Facebook sarebbe un mostro che attacca la libertà di diffamazione dei sedicenti "cristiani" con il suo aver impedito la diffusione di un presunto video che la signora De Mari sostiene avrebbe mostrato un bambino abortito già formato e dotato di capacità motorie anonime. A "riprova" di ciò, la fondamentalista mostra un bambolotto a forma di feto all'ultimo mese che parrebbe uno di quelli che vengono commercializzati dall'associazione forzanovista "Provita onlus" di Toni Brandi.
Nel suo video-proclamo, la De Mari passa poi ad un altro tema a lei molto caro: i soldi. Cercando di fomentare una guerra tra poveri, inizia a dire che la sanità non è in grado di curare tutti e si potrebbero ottenere vantaggi dei personali se si togliesse assistenza agli altri. Insomma, avrebbe fatto bene il suo Trump a privare milioni di bambini da ogni forma assistenza sanitaria perché così i ricchi avranno più risorse di cui godere.
Riguardo al taglio dei costi, non pare neppure passarle per l'anticamera del cervello l'idea di puntare il dito contro i 6.415.797.808 di euro annualmente versati per via diretta ed indiretta nelle casse della Chiesa Cattolica, preferendo sostenere che lei intende "risparmiare" sull'assistenza delle donne vittima di stupro in modo che i lori figli possano pagarle la pensione al posto di quei migranti che lei odia con tutta sé stessa.

Rendendo il suo tormentone sul fatto che lei non vuole che le "sue" tasse possano essere usate per questioni che non siano a suo diretto tornaconto (in passato disse le stesse parole anche contro gay e trans, indicandoli come «un costo» da dover sopprimere in modo da avere più risorse per poter finanziare le due mogli del suo leader), la fondamentalista afferma:

Su Facebook, ma immediatamente censurato, girava un video dove c'era una creatura come questa, viva e che si muove ancora, dentro una bacinella chirurgica e poi lo uccidono. Va bene, lo capisco. La libertà di una persona è sacra, non posso costringere nessuno a tenersi un bambino nel ventre. L'utero è mio e me lo gestisco io, sì ma con i soldi tuoi. Non con i contribuiti statali.
Per due ragioni. Primo, l'articolo 3 della Costituzione garantisce il rispetto delle idee religiose. Io non posso costringere una persona ebrea o mussulmana a mangiare maiale. Voi non potete costringere una persona cattolica a finanziare con le sue tasse il fatto che questo qui muoia.
Mamma sua non lo vuole. va bene, ma con i soldi suoi. La sanità serve per la necessità. Se io ho i calcoli al fegato, per me è necessario levare la colecisti e me lo pagano. Se ho un cancro al polmone, per me è necessario levare un pezzo del polmone e me lo pagano. Se ho dei fianchi grossi, per me è un desiderio levare delle cellule che sono cellule mie e non me lo pagano, me lo devo pagare da sola. Se una donna ha un'eclampsia e ha una un problema fisico e non psicologico, perché gli psichiatri devono guadagnarsi da vivere curando la depressione di chi non si tiene il bambino, torniamo alla necessità fisica. Noi non paghiamo i desideri. La donna incinta desidera non essere incinta, magari è rimasta incinta dopo uno stupro... non importa! È un desiderio e non riguarda il contribuente.

Se pare che la donna non perda occasione di attaccare mussulmani ed ebrei perché convinta che la sua regione debba valere più delle altre, grave è come il suo presunto "cattolicesimo" sia un qualcosa che rinnega il messaggio di Gesù al solo fine di giustificare l'odio contro tutto.
Interessante è anche la tattica propagandistica. La donna si inventa un "noi" e un imprecisato "loro" che viene indicato come un nemico da combattere. Le tasse diventano "sue" anche se pagarle sono pure le persone che vengono da lei perseguitate con indecente ferocia, proponendo soluzioni sempliciste a problemi seri. Eppure, per quanto lei dica che solo le persone ricche devono aver accesso all'aborto, questo non significa che non ci saranno più aborti, significa sola,mente che si riporterà in vita un mercato nero che possa portare ad aborti illegali tardivi o al ricorso a pompe da bicicletta e grucce come avveniva prima del 1978.
Ogni statistica ci indica che la legalizzazione dell'aborto e la promozione di metodi anticoncezionali ha fatto diminuire il ricorso a tale pratica, eppure a sbraitare è una donna che vuole il proibizionismo e inneggia a quell'Adinolfi che invita i ragazzi a non usare mai il preservativo, creando le condizioni che permetterebbero di poter creare molti più morti.
Infine, l'attacco agli psicologi pare rientrare nella sua diffamazione di quell'ordine che osa contrastare chi sostiene che l'omosessualità sia una "malattia" che può essere curata attraverso quel Luca Di Tolve che frequenta i palchi propagandistici del suo partito o che affianca la signora De Mari durante i suoi comizi omofobi.

La fondamentalista inizia così a spaccarsi per una fine economista e aggiunge:

La nostra sanità è allo sfascio. Non so se l'avete notato, mi spiace darvi questa notizia, forse rimarrete traumatizzati. Per cui c'è gente con il cancro alla mammella che aspetta settimane, addirittura mesi. Dato che non ce lo possiamo permettere, iniziamo a risparmiare.
Sei rimasta incinta e non vuoi il feto? Vuoi che questa cosa qui finisca più o meno smembrata nel bidone della spazzatura? Va bene. Non con i soldi miei. Torti fuori 5 mila euro e se non ce li hai te li fai prestare dalla banca, li restituisci con un mutuo e ti salti le vacanze. Anche perché noi abbiamo il diritto della libertà di come spendere i nostri soldi. Il primo diritto del cittadino è il diritto sul denaro che ha guadagnato con il suo lavoro. Lo stato può sottrarre soldi al cittadino solamente per fare i suoi interessi, non gli interessi di qualcun altro. E, soprattutto, non può sottrargliene troppo perché altrimenti lo sta strangolando e lo sta riducendo ad un servo.

Chiaramente non è così, altrimenti ogni cittadino dovrebbe poter decidere che i suoi soldi non finiscano a finanziare opere pubbliche a vantaggio della proprietà privata della curia, così come una famiglia senza figli dovrebbe pretendere che le sue tasse non finanzino le scuole perché sarebbe a beneficio di qualcun altro.

Indicando il solito bambolotto a forma di feto, prosegue:

Torniamo a questo qua, che se fosse cresciuto ci avrebbe pagato le pensioni. Mancano sei milioni di italiani. Magari un po' di più perché quelli abortiti anni fa avrebbero fatto in tempo ad avere dei bambini loro. Quindi ci sono sei milioni di donne che hanno abortito. Probabilmente cinque e mezzo perché qualcuna ha abortito due volte. Ed è proprio a voi che mi rivolgo: voi credete di avervi fatto un favore ad avervi fatto tutto gratis, io passo il tempo a sentire il pianto disperato di chi dice che adesso avrebbe cinque anni.
nel momento in cui una donna dice la fesseria della sua vita: io voglio abortire. L'aborto è un suicidio differito e lo stato dice: "che bell'idea, ti pago tutto", ti stiamo segnalando che hai avuto un'idea intelligente e che tu non vali niente, infatti non vale niente la tua progenie. Scaraventano il tuo bambino nel bidone delle garze sporche perché tanto il tuo bambini fa schifo quanto fai schifo tu.

Pare evidente il tentativo di sostenere che lo stato sia un nemico, fingendo che prima del 1978 non ci sarebbero stati aborti e che basterebbe renderli a pagamento perché nessuno vi possa più accedere. Eppure sappiamo tutti che le cose non stanno esattamente così.

Il mio programma politico è: not with my money. Lo dico in inglese che così fa più figo, anche perché tutto il resto del partito parla in romanesco. È tutto qua: non con i misi soldi, perché tu mi rendi compartecipe. Se noi siamo credenti e abbiamo finanziato con le nostre tasse questa roba, guardate che noi ne rispanderemo nel giorno del giudizio.

Pareva mancare la tecnica medioevale del promettere punizioni divine contro chiunque osi contestare le opinabili loro tesi.

È giusto che noi non paghiamo il desiderio. Perché sono passati i referendum sull'aborto? Sono passati perché la gente pensa che magari poi lo faccio anch'io, metto incinta la mia ragazza. Ma in realtà quei referendum sono falliti dal punto di vista dell'aborto, mi dispiace. Su una cosa come questa non basta la maggioranza. Voi dovevate avere l'unanimità.

Se prosegue il gioco del "noi" e "voi" in cui lei sarebbe buona e tutti gli altri sarebbero cattivi, interessante sarebbe conoscere se la signora crede davvero che affidare ai privati un mercato dell'aborto non sia una mossa che accrescerebbe il rischio di azioni contrarie alla legge, magari con operazioni tardive.
Tragicomico è il so sostenere che se c'è anche una sola persona che non sia d'accordo che qualcun altro possa fare ciò che vuole, quell'unico integralista dovrebbe poter limitare la libertà altrui. Il tutto negando le sue stesse premesse, forse mera demagogia per far credere che lei non sia una donna che ambisce ad un totalitarismo.
Nella sua globalità, un discorso così populista e privo di profondità potrebbe facilmente andare contro i suoi stessi interessi. Stando alla sua logica, potremmo pretendere che chi non ha accesso al matrimonio abbia il diritto di pretendere che le proprie tasse non finanzino i privilegi di chi si sposa, così come chi non ha figli dovrebbe poter esigere che lo stato non spenda soldi per i bambini altrui. Parafrasando la fondamentalista, dovremmo poter dire: la seconda "moglie" di Adinolfi si è fatta ingravidare? Fatti suoi! Si arrangi e si faccia un mutuo in banca per crescerla!

Nel proseguo, la signora De Mari dice che imporrà l'eliminazione della gratuità dell'aborto e imporrà alle donne l'obbligo di ascoltare il battito del cuore del bambino. Spergiura anche che flotte di donne si siano rivolte a lei per dirle che se qualcuno avesse detto loro che abortire non andava  bene, sicuramente loro non avrebbero lo avrebbero mai fatto e non avrebbero divorziato. Insomma, la sua teoria è che chi non compie il volere di Adinolfi verrà punito con la distruzione della sua intera esistenza e della sua famiglia, ovviamente ammesso si tratti di cittadini con la cittadinanza italiana dato che in caso contrario sarà proprio l'integralista a negare loro il diritto di esistere o a chiedere che ai loro figli sia negata pari dignità perché a lui non piace la religione dei suoi genitori.
Sempre con toni minacciosi, sfodera il solito ritornello sul fatto che imporre alle donne il suo volere sarebbe «in difesa» dei bambini «perché quando un bambino scopre che sua madre ha abortito è terribile».

Dichiarandosi seguace di Giuliano Ferrara, la signora De Mari dice di essersi candidata perché «dopo aver visto lui ho pensato: porca misera, ha ragione lui. Guardate che c'è stata una manifestazione pro-life che aveva a capo il vicepresidente degli Stati Uniti, quindi questo (il feto, ndr) lasciatelo dov'è e prima o poi porterà le scarpine». Poco chiaro è che cosa c'entrerebbe Pence con Ferrara,m anche se non stupisce che la fondamentalista ammiri uno tra i vicepresidenti più razzisti e omofobi che l'Amarica abbia mai avuto.
Chiude il video una auto-celebrazione del suo vestiario, caratterizzato da «scarpina verde con rosario giallo per la signora Asia Bibi che è sempre in prigione e noi la ricordiamo e io aspetto un uomo politico che parli di lei tutti i giorni in Parlamento».
Il riferimento è ad Aasiyah Naurīn Bibi, una donna cattolica che è stata condannata a morte in Pakistan con l'accusa blasfemia. Quella donna viene costantemente abusata dall'integralismo cattolico perché permette loro di fomentare odio contro i mussulmani, anche se poi la signora De Mari è la prima a usare la religione per perseguitare il prossimo, compresi quei gay che nel suo disinteresse vengono impiccati in Pakistan. Ne consegue, come sempre, che lei si reputi più importante degli altri e che lei voglia sia riconosciuto quella che lei sostiene sarebbe la supremazia della sua religione, del suo orientamento sessuale e del suo odio contro il prossimo.

Tra i commenti non manca la solita "opinione" di Danilo Leonardi, il produttore Rai che non vede problemi nell'essere pagato con i soldi pubblici mentre scrive: «È assurdo che ci siano soldi per abortire e non per curare i malati. Lo stato tutela la salute e la maternità non l'aborto». «La giustizia non è fondata sul desiderio o sulla volontà della maggioranza». Insomma, è guerra alla democrazia e spergiuro libero.
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