Il vescovo di Torino vieta il ritiro spirituale ai gay, perché "moralmente inaccettabili"



È don Gianluca Carrega ad aver annunciato l'organizzazione di un ritiro spirituale riservato ai credenti gay in cui poter riflettere sulla fedeltà di coppia. Con un atto violento che pare negare il principio costituzionale alla libertà religiosa, il vescovo omofobo di Torino è intervenuto a gamba tesa sull'evento e ne ha vietato lo svolgimento.
Con una ferocia inumana, il prelato è tornato ancora una volta a promuovere l'odio omofobico tra i suoi fedeli e si è messo a raccontare che la pastorale per gli omosessuali sarebbe "un utile servizio di accompagnamento", che però deve partire dal presupposto che quelle site debbano essere ritenute "moralmente inaccettabili". Peccato che di moralmente inaccettabile paia essersi solo la demoniaca opera di un vescovo che sembra divorato dal suo odio contro il prossimo, magari promuovendo pure quelle fantomatiche "terapie riparative" che hanno già creato morte.

Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride, osserva come sia «assolutamente evidente che la decisione presa da Cesare Nosiglia, in merito all’annullamento del ritiro spirituale voluto da don Carrega e dalla Pastorale per le persone omosessuali credenti, vada in una direzione univoca e banalmente piena di quella forma discriminatoria perpetrata da sempre dalle gerarchie ecclesiastiche torinesi e nazionali. È altresì banalmente scontato che questa decisione sia frutto esclusivamente di polemiche e attriti tutti interni alla Chiesa stessa che non riesce, nonostante la predicazione di presunta apertura e accoglienza, a trovare una sintesi tra l’amore e l’accoglienza predicata dalle Scritture (e quindi da Dio) e i continui e biechi insulti verso una comunità che con grandi difficoltà tenta di aprire sempre nuove forme di dialogo. A questo punto ci si dovrebbe davvero interrogare se questa nostra apertura abbia un senso e se i tanti sacerdoti "illuminati" debbano essere sostenuti. Noi crediamo di sì ma senza davvero illusioni. Siamo stufi di continuare a sentirci dare dei malati e essere trattati come tali. Mi chiedo quanto una persona LGBT credente possa stare male per questa NON accoglienza e mi addolora molto pensare a tutti e tutte coloro disperatamente alla ricerca di accettazione da parte di una Istituzione che la rifiuta costantemente».
Battaglia osserva anche come sia diverso l'approccio tra quella chiesa che chiude i portoni e quelle associazioni che si battono anche per i diritti dei credenti: «In ogni caso noi continuiamo a lottare contro tutte le discriminazioni anche quando colpiscono le comunità religiose in ogni parte del Mondo, come quella dei Testimoni di Geova in Russia, vittime della persecuzione del regime di Putin insieme alla comunità LGBT ridotta ad un silenzio diventato drammatico” conclude Alessandro».
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