Robert Gahl dell'Opus Dei: «I gay possono essere solo amici, quindi non gli serve la fedeltà»



Ancora una volta è l'Opus Dei a lanciarsi in un'offensiva contro gli affetti e le famiglie delle persone gay. Dopo anni passati a sostenere che i gay dovessero essere condannati perché ritenuti troppo promiscui, è da quando i gay hanno iniziato a chiedere di sposarsi che la Chiesa ha iniziato a lottare perché i gay non possano vivere rapporti di fedeltà.
L'ultimo attacco è stato firmato da don Robert Gahl, professore di etica fondamentale alla facoltà di filosofia dell’Università Santa Croce presso ateneo dell’Opus Dei. L'uomo ha attaccato l'organizzazione di un seminario ricolto a credenti gay (poi vietato dall'arcivescovo) in cui si sarebbe parlato di fedeltà di coppia. Rinnegando il messaggio cristiano, il religioso ha offeso i partecipanti attraverso la pubblica denigrazione delle loro famiglie, raccontando ai quotidiani locali che «la fedeltà è un valore che non va strumentalizzato» in virtà di come lui sostenga che tra due persone dello stesso sesso il rapporto possa essere solo di amicizia e «di benevolenza», ma «mai assomigliare al matrimonio, perché la differenza e la complementarietà sono necessari per una famiglia».
Al limite della presa in giro è anche come l'uomo affermi pure che non ci sarebbe discriminazione nella discriminazione della Chiesa perché «la Chiesa chiede a tutte le coppie non sposate di astenersi dai rapporti sessuali, perlomeno finché la loro unione non sia saldata nel matrimonio».

Osservano con un certo stupore con quanta ira il sacerdote voglia impedire a dei credenti di poter pregare insieme, tragicomico è come racconti pure che «la Chiesa difende la democrazia e lo stato di diritto, mentre promuove il riconoscimento dell’istituzione civile millenaria del matrimonio indissolubile. Così difende i diritti di tutti. Le diverse forme di unioni civili non equiparabili al matrimonio potrebbero salvaguardare diritti legittimi». Vuol dimostrare che crede in ciò che dice? Va bene: da domani inizia a usare altrettanta violenza contro la seconda famiglia di Mario Adinolfi, magari esigendo sia negata la possibilità di salire sugli altari o pretendendo che a sua figlia si racconti che la Chiesa ritiene che la sua mamma sia solo una concubina di quel papà che per le regole ecclesiastiche risulta tutt'oggi sposato la mamma di quella che è sua sorella anche se con padre diverso. Inizia a sbraitare che Giorgia meloni non doveva poter avere un figlio dato che non era sposata o dica che Salvini non avrebbe dovuto poter aver figli da una donna che non era quella con cuoi lui era sposato al momento del concepimento. Ma se le le regole servono solo a danneggiare una comunità e non chi è utile ai loro fini politici, allora qualcosa non torna.
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