Silvio Berlusconi cambia ancora idea: «Abrogheremo le unioni civili. La famiglia è solo quella orientata alla procreazione»



In un'alternanza di affermazioni contrastanti tra loro, è dai microfoni di Radio Lombardia che Silvio Berlusconi è tornato a minacciare la legge sulle unioni civili. «Penso che la legge sulle unioni civili sia sbagliata», dice. «Ma abolire una legge non significa tornare alla situazione precedente, non vogliamo togliere diritti a nessuno ma siamo convinti che la famiglia è una cosa diversa, una unione stabile di un uomo e di una donna orientata alla procreazione».
Se pare non è chiaro perché ad essere ritenuta "famiglia" siano tutte famiglie eterosessuali che non hanno o non vogliono avere figli, non aperte alla vita come quella di Massimo Gandolifini, fatte da molteplici mogli gravide come quella di Mario Adinolfi, composte da mamme single come quella della Meloni o composta da divorzi e ragazze messe indite al di fuori dal matrimonio come quella di Salvini.
Rivendicando la presunta supremazia del maschio eterosessuale, il leader di Forza Italia sostiene pure che «Non diamo giudizi morali su nessuno, lo Stato non deve mai entrare nelle scelte di vita personale, ma difendiamo l'unicità della famiglia». Da qui il suo dichiarare l'intenzione di modificare la legge sulle unioni civili.

Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, tuona «Berlusconi si vuole accreditare come leader dei moderati o gioca ad inseguire Salvini e Meloni sulla strada dell'estremismo di destra?Silvio Berlusconi deve fare una scelta, non può pensare di minacciare i diritti acquisiti di milioni di persone mettendo in discussione la legge sulle unioni civili e allo stesso tempo accreditarsi come leader moderato, europeista e responsabile. In nessun paese dell'Europa occidentale la destra liberale sogna di mettere in discussione i diritti civili delle persone omosessuali. Con queste dichiarazioni continue che strizzano l'occhio all'integralismo religioso, il leader di Forza Italia squalifica il suo partito agli occhi di milioni di italiani che, a prescindere dalle proprie preferenze politiche, con quella legge hanno ottenuto la tutela dei propri affetti dopo 40 anni di battaglie e che certamente non daranno il loro voto a una forza politica che la mette in discussione».
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