Milano, manifesto omofobo davanti al liceo Leonardo Da Vinci: «I gay infettano il mondo»



«Gay: c’è poco da essere pride. Come infettare il mondo con un mare di malattie legate ai comportamenti omosessuali». Si intitola così il manifesto omofobo apparso oggi all'ingresso del Liceo Leonardo da Vinci di Milano, un atto ignobile che mira ad una colonizzazione ideologica della scuola attraverso una promozione dell'ignoranza e del pregiudizio.
Nonostante il manifesto non riporti alcuna firma, il testo pare molto simile a quello riportato sui volantini che il gruppo integralista Ora et labora distribuì per le vie del capoluogo lombardo. Si tratta di quello stesso gruppo che pregò contro i gay, che manifestò contro la casa dei diritti e che vede il suo presidente candidato alle elezioni politiche nella lista di Mario Adinolfi.
Tesi simili vennero sostenute anche da Provita Onlus, l'organizzazione di estrema destra vicina a Forza Nuova a cui lo stato garantisce introiti pubblici mediante il 5 per mille a sostegno della loro crociata di promozione dell'odio omotransofobico.
Pare dunque evidente la matrice catto-integralista del manifesto, anche in virtù di come solo quella gente possa essere capace di sostenere che l'omosessualità sia un «comportamento». Il tutto con un vergognoso invito che tenta di sfruttare politicamente la paura attraverso falsità che mirano a dipingere i gay come degli untori che minaccerebbero la salute degli eterosessuali.

L'atto pare anche un'evidente ritorsione verso un'assemblea tenutasi lo scorso gennaio in cui gli studenti chiesero ed ottennero la possibilità di poter parlare di omosessualità, transessualità e malattie sessualmente trasmissibili. Nonostante il parere favorevole espresso dal Consiglio d'Istituto, un esiguo manipolo di insegnanti sollevò un putiferio inviando una lettera ai genitori per avvisarli che «la mattinata sia stata pensata in modo granitico, senza contraddittorio, senza la presenza di qualche voce autorevole che problematizzi le narrazioni di esperienze personali, ci pare operazione pericolosa e semplificativa».
Il solo fatto si dica che un gay non possa parlare in pubblico se non in presenza di un qualche fondamentalista incaricato di enunciare slogan di condanna verso ciò che neppure conoscono basterebbe a farci comprendere come sia ridotta male l'istruzione pubblica. Fatto sta che l'integralismo organizzato e le organizzazioni controllate dalla lobby di Arsuaga versano fiumi di inchiostro per lamentarsi di come si potesse parlare di omosessualità in classi che loro vorrebbero trasformare in centri di indottrinamento integralista (si pensi anche solo a quella Miriano che va nelle scuole ad invitare i ragazzi a fare sesso bareback in una totale noncuranza di come tale atto potrebbe irrimediabilmente compromettere la loro salute).

Alla comparsa del cartello omofobo, i genitori si sono rivolti al Mario Mieli di Roma, il quale osserva come «In Italia ricomincia a soffiare una preoccupante aria di discriminazione» a fronte di un cartello che tenta di creare «un’inesistente correlazione tra orientamento sessuale e l’incidenza di infezioni sessualmente trasmissibili». L'associazioneosserva come «nel testo vengono riproposti i classici stereotipi e le mezze verità strumentali che negli anni hanno fatto da base per giustificare la discriminazione nei confronti delle persone LGBT+. Questo clima è stato purtroppo colposamente alimentato anche da alcuni docenti dell’istituto che nei giorni scorsi hanno inviato una mail ai genitori dei ragazzi per attaccare l’iniziativa».
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